Pio IX e il dogma dell’Immacolata Concezione
Il cardinale Giovanni Mastai dei Conti Ferretti nacque a Senigallia nel 1792. Fu vicario apostolico nel Cile, in seguito arcivescovo di Spoleto e cardinale a Imola. Successe a Gregorio XVI, un papa privo d’iniziative, statico e indifferente, disinteressato ai cambiamenti e alle vicende che stavano per accadere. Se il Gioberti fu entusiasta di Pio IX ritenendolo un liberale, molto meno l’Austria condivise questo ipotetico pregio, in particolar modo il principe Metternich che lo ritenne un pericoloso nemico. Mazzini da Londra lo incitava a liberare l’Italia, mentre Garibaldi, dalle lontane Americhe, dichiarava di volerlo supportare con aiuti militari. In realtà qualche intervento improntato alla modernità Pio IX lo fece ma, probabilmente, troppo poco in rapporto ai tempi che stavano rapidamente mutando. Le riforme furono le seguenti: Guardia Civica (milizia cittadina), moderate libertà di stampa, Consulta di Stato, alla quale parteciparono ecclesiastici e laici, la Costituzione del 1848, a seguito di quella del Regno di Napoli concessa da Ferdinando II di Borbone, così come era stata concessa dal granduca di Toscana. Tuttavia, giudicato a posteriori, non fu il papa innovativo e liberale che la gente si aspettava e che con tanto entusiasmo aveva accolto. Il 1848 fu comunque un periodo particolarmente difficile non solo per l’Italia, ma anche per diversi altri paesi come la Francia con la seconda Repubblica, l’impero Austro-Ungarico di Francesco Giuseppe, la Germania per i moti liberali. L’unico evento positivo avvenne nel continente americano con la fine della guerra messicana-statunitense, lunga e cruenta. La prima guerra d’indipendenza, condotta dal tentennante Carlo Alberto, iniziò in questo periodo e, salvo i primi successi di Curtatone, Montanara, Goito e Peschiera, si concluse vergognosamente a Novara nel 1849. A tale sconfitta seguì l’abdicazione del re, cui rimase solo la strada dell’esilio, in favore di Vittorio Emanuele II. In precedenza aveva concesso la Costituzione con il nome di “Statuto Albertino”. Lo Stato Pontificio non fu immune da tale contagio. La sconfitta di Novara ebbe una grossa ripercussione negativa per coloro che desideravano governi più liberali. A Roma volevano un sistema governativo più umano e con istituzioni più libere. Una situazione più complicata del previsto per Pio IX. Infatti, il suo tentativo di ristabilire l’ordine attraverso un governo presieduto da Pellegrino Rossi fallì miseramente. I rivoluzionari, ormai inferociti, uccisero Rossi e proclamarono la Repubblica Romana (9 febbraio 1849), dichiarando decaduto il potere temporale del papa, con la costituzione di un triumvirato composto da Carlo Armellini, Aurelio Saffi e Giuseppe Mazzini. Quest’ultimo tornò dall’esilio per difendere e sostenere la Repubblica Romana e a lui si unì Giuseppe Garibaldi. Al papa non rimase che lasciare Roma per rifugiarsi a Gaeta, nel confinante Regno delle Due Sicilie, sotto la protezione di re Ferdinando. Ad ogni modo, Pio IX non rinunciò a chiedere aiuto all’Austria, alla Spagna, alla Francia e allo stesso re di Napoli, che risposero al suo appello. Giunsero a Roma i Francesi con il generale Oudinot che, in un primo tempo, non ebbe successo e solamente in seguito riuscì a battere gli insorti. Purtroppo, tra la prima e la seconda battaglia, Garibaldi riuscì a battere le truppe borboniche, come sempre mal comandate da ufficiali privi di capacità e strategia militare, a Palestrina e a Velletri. Il papa, giunto a Gaeta, dove l’aveva preceduto il cardinale Antonelli, prese alloggio nell’antico albergo “del Giardinetto” ove dimorò una sola notte. Tale palazzo, che all’epoca aveva solo due piani, è ancora esistente. Sulla facciata c’è una targa che segnala la permanenza di Pio IX per un breve periodo. Ferdinando II, venuto a conoscenza di ciò, immediatamente cedette il palazzo reale di Gaeta, oggi non più esistente, ex proprietà del marchese Gattola, al papa che vi si installò con la sua modesta corte. L’accoglienza della famiglia reale fu, come sempre, grandiosa. Il papa ricevette cure, rispetto, considerazione e tutte le comodità che quegli anni concedevano. Re Ferdinando e la regina Maria Teresa, con tutta la loro prole, si sentirono onorati nel ricevere l’illustre ospite, ritenendosi ”figli prediletti” del capo della Chiesa cattolica postosi sotto la loro protezione. L’ansia e l’angoscia provata dal pontefice veniva stemperata dalla dolcezza del clima e dalla pace offerta da questa meravigliosa città. Il verde di Torre Orlando, l’azzurro del mare, la catena dei monti Aurunci e le chiese meravigliose invitarono il Santo Padre ad un profondo raccoglimento interiore, tanto da offrirgli spunti di preghiera e di sublime meditazione. Il palazzo reale distava pochi metri dalla splendida chiesa barocca della Santissima Annunziata, nata in un primo tempo gotica e in seguito mirabilmente ricostruita su quanto rimasto nell’attuale stile. Questa chiesa è seconda solo al Duomo per bellezza e tesori d’arte. All’interno della Santissima Annunziata si trovava (e si trova ancora oggi) la famosa “Cappellina o Grotta d’oro” adorna di diciotto tele del Criscuolo. Sull’altare s’innalza allo sguardo del visitatore il quadro dell’Immacolata di Scipione Pulzone, il tutto in un mare d’incantevoli stucchi dorati tipici dello stile barocco. Nella sagrestia antistante, ovvero sulla porta, vi sono due pregevoli opere di autori sconosciuti: il “Sogno di Giuseppe” e, alla sua sinistra, “La nascita di Gesù”. Quale migliore motivo d’ispirazione per Pio IX? Egli si recava ogni giorno per pregare e meditare fin quando, folgorato da una fortissima intuizione interiore, elaborò il dogma dell’Immacolata Concezione. Era l’8 dicembre e la Chiesa ne ha fatto un suo caposaldo. Pio IX rimase ancora a lungo nel regno dei Borbone. Dopo Gaeta si recò a Napoli e, tra l’una e l’atra città, rimase sedici mesi, per tornare a Roma solamente quando finirono i problemi legati alle insurrezioni, rientrando nel Palazzo del Quirinale, in cui in precedenza aveva abitato. Il popolo di Gaeta, nonché quello di tutto il meridione e poi dell’Italia intera, ha sempre festeggiato la festa dell’Immacolata Concezione il giorno 8 dicembre.