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Penelope Smyth, un’inglese intrigante nel Regno di Napoli

Penelope Smyth, un’inglese intrigante nel Regno di Napoli

La Napoli del Settecento e dell’Ottocento era una città mitteleuropea che godeva lo stesso prestigio e la stessa fama di Londra, Parigi, Madrid e Vienna. I suoi bellissimi palazzi, ville, castelli e musei non erano inferiori alle altre capitali europee. Tutti i visitatori della “peninsula italica”, e in particolare quelli stranieri, ne riportavano un’impressione e un ricordo vivissimo ed entusiasta. La magia di questa città dai colori stupefacenti e dal clima dolcissimo in quasi tutte le stagioni, attirava poeti, scrittori, musicisti, pittori che vi trovavano ispirazioni per le loro creazioni. In quegli anni era tradizione che i giovani della buona società viaggiassero per l’Europa e Napoli era certamente una meta ambita. Nella città si conduceva una vita sociale brillante e le feste, i ricevimenti, i teatri, i concerti e le mostre d’arte erano uno stimolo e una attrazione, per non parlare dei siti archeologici di Pompei e di Ercolano, invidiati da tutto il mondo. Tra i turisti più eminenti che fecero il “Grand Tour” c’erano Montesquieu, Goethe, Dickens, Lamartine, Stendhal e lo stesso Leopardi che non disdegnò di visitare la bella capitale del Sud. Tra i tanti stranieri che vennero nel Regno delle Due Sicilie vi furono gli inglesi, che gravitarono felicemente in tale ambiente e ai quali non sembrava vero poter abbandonare per un poco il cielo grigio del loro paese. Tra i viaggiatori giunse a Napoli anche Penelope Smyth, nipote di Lord Palmerston, ministro degli Esteri inglese al servizio della Regina Vittoria. Nel corso di una serata in casa dei duchi Gaetani di Miranda, la giovane Penelope incontrò il fratello di Ferdinando II, figlio di Francesco I e della sua seconda moglie Isabella di Spagna. Le bionde bellezze di Albione riscuotevano un grande successo a Napoli, in contrapposizione alle dame locali, da colori più accesi e dai tratti meno delicati. L’incontro fu fatale. Il Principe Carlo e la Smyth s’innamorarono perdutamente. Penelope non godeva di adamantina reputazione ed era del tutto priva di titoli nobiliari. Gli informatori di Ferdinando lo misero in guardia su quanto stava accadendo. Gli incontri, secondo il Ministro di Polizia Del Carretto, avvenivano frequentemente a Palazzo Barbaia. Nel 1835 tale frequentazione era considerata disdicevole e inopportuna, ma il Principe Carlo era del tutto indifferente a regole e convenzioni vivendo la sua vita al meglio, senza preoccuparsi di eventuali ripercussioni in ambito familiare. Sapendosi scoperto, Carlo ne parlò con il fratello e lo pregò di acconsentire alle sue nozze con la ragazza. Ferdinando si oppose a tale richiesta ricordandogli che, senza il suo permesso, nessun membro della famiglia reale avrebbe potuto sposarsi e, tantomeno, lasciare il paese e che senza la sua benedizione il matrimonio sarebbe risultato nullo. I due fratelli discussero a lungo ma Carlo non ottenne quello che avrebbe voluto. Tra i due non correva buon sangue a causa di vecchie gelosie e incomprensioni. Francesco I, padre di Ferdinando e Carlo, aveva conferito al suo secondo figlio il titolo di Ammiraglio della Marina, titolo a cui Ferdinando ambiva. Ciò aveva creato tra i due fratelli un profondo astio. Ferdinando pensò che il padre gli preferisse Carlo e che questi fosse, per tale ragione, un rivale. Intervennero inutilmente la regina madre Isabella e la regina Maria Cristina, sposa di Ferdinando, per placare gli animi e riportare la pace in famiglia. Sia Ferdinando che Carlo furono irremovibili sulle loro posizioni, tanto che Carlo riuscì a fuggire da Napoli per potersi recare in Inghilterra e sposare la ragazza. Le nozze furono celebrate l’8 maggio 1836 con il permesso e benedizione dell’arcivescovo di Canterbury. Il matrimonio, però, non fu mai riconosciuto da Ferdinando, il quale lo considerò un atto di sfida nei suoi confronti, tanto da confiscare tuti i beni di Carlo nonostante le richieste della madre Isabella. Penelope, dunque, non diventò mai principessa. Le sue ambizioni rimasero deluse e la sua vita meno brillante di quanto sperasse. La sua parentela con Lord Palmerston si rivelò per il regno dei Borbone un vero disastro. Per Palmerston fu un’offesa gravissima. Una nipote principessa avrebbe portato lustro alla sua famiglia e privilegi alla carriera. Immediatamente passò al contrattacco. Insieme a Gladstone cominciarono a denigrare Ferdinando e il suo Regno. Non si perdonava a Ferdinando di essere il regnante più prestigioso del suo tempo e di avere negato al governo di sua maestà britannica di conservare il monopolio dello zolfo siciliano che produceva un’enorme ricchezza che avrebbe dovuto rimanere in Sicilia, ma di cui gli inglesi volevano appropriarsi in modo definitivo. Nonostante i dinieghi, l’Inghilterra ebbe la meglio sulla volontà di Ferdinando ma per Palmerston e Gladstone rimase un’imperdonabile offesa all’impero britannico che costò moltissimo al Regno di Napoli. Il rifiuto, poi, di riconoscere come parte della famiglia reale la propria nipote, fu per Palmerston un affronto incancellabile. Ferdinando, tuttavia, quando si trattava della sua corte e della sua famiglia, era intransigente, tutelando sempre il buon nome dell’una e dell’altra. Infatti liquidò Palmerston con battute salaci. E allora Palmerston e Gladstone si diedero a riversare sul Regno di Napoli quante più calunnie possibili sulla gestione di Ferdinando. Fu proprio a causa di queste vicissitudini, e non solo, che iniziò un lento lavorio contro il regno del sud che lentamente portò alla distruzione devastante di un paese a quei tempi ricco e invidiato.