Guarinelli, l’architetto poco fedele di sua maestà borbonica
Nato a Napoli nel 1810, compì con successo gli studi nel prestigioso collegio della Nunziatella. Divenne Ufficiale del genio. Raggiunto il grado di capitano, fu inviato a Gaeta. per sovraintendere a diversi lavori pubblici e privati da re Ferdinando II di Borbone. Rimase nella città dal 1850 al 1859 prendendosi cura di alcuni edifici e chiese da ristrutturare. Non si può certamente dire che non sapesse fare il suo lavoro. Si può invece parlare della sua scarsa onestà. Il denaro era per lui elemento principale e preminente e, pur di ricavare il suo utile, era pronto a qualsiasi atto poco lecito. Gli fu affidato il tempio di San Francesco, importantissimo monumento per la città sia per i credenti che non. Quando Pio IX giunse a Gaeta, esule e ospite della famiglia reale, trovando questa chiesa in pessime condizioni, pregò il re di farla restaurare. Le prime mura risalivano al 1222, al tempo di San Francesco di Assisi che vi aveva eretto una piccola chiesa. Carlo D’Angiò l’ampliò nel 1286 e qui furono sepolte le famiglie nobili della città. Nel 1809 le camere, che furono abitate come francescano da San Ludovico di Francia, furono trasformate in ospedale dai Francesi occupanti che, nel frattempo, avevano distrutto e depredato questa bellissima città che, ancora oggi, affascina coloro che la visitano. Guarinelli volle riprendere lo stile della vecchia chiesa e ne fece una imitazione dello stile gotico, di cui solo il basamento è realmente originario. Il lavoro fu pregevole anche se non apprezzato da coloro che di arte si occupano. Ancora oggi l’effetto di quest’opera è notevole: la vista al di sopra della scalinata maestosa che la guarnisce e la completa affascina il visitatore. I lavori durarono dieci lunghi anni e il costo fu enorme, anche perché Guarinelli la fece passare per ricostruzione completa e totale e non come rifacimento. In realtà lo scaltro ufficiale si impossessò d’ingente materiale per costruirsi un magnifico palazzo in stile neoclassico, ancora oggi esistente, in via Pio IX, a ridosso della chiesa di San Domenico. Il nome Guarinelli venne cambiato in Rubino, a causa del suo matrimonio con un membro della famiglia di origine formiana. L’arricchimento personale del Guarinelli continuò con il restauro della chiesina di San Giuda Taddeo sulla via Angioina nel 1853, oggi purtroppo in totale disfacimento e ricca solo, secondo dicerie locali, di fantasmi. Un vero peccato. Guarinelli restaurò ancora la Villa Reale di Caposele, proprietà privata dei Borbone Due Sicilie. Anche da questa ricavò materiale e denaro. Nel 1860/61 la villa fu requisita dal generale Enrico Cialdini che ne fece il suo quartiere generale. Oltre che “ladro” il Guarinelli fu anche un bieco traditore. Nell’ultima fase del regno borbonico gli fu affidato il compito di rafforzare la fortezza di Gaeta, considerata inespugnabile per i molti assedi subiti nel passato (18 in tutto nell’arco di 1000 anni) finiti ingloriosamente per gli assedianti. Ormai cinquantenne e raggiunto il grado di maggiore, avendo compreso chi sarebbero stati i vincitori dell’assedio, passò prontamente al nemico, consegnando ai Piemontesi i progetti e le ristrutturazioni da lui eseguite attraverso piante molto precise. Fu facile per il nemico individuare le parti più fragili dove puntare e velocemente aprire delle brecce. Difatti i loro cannoni erano orientati in modo preciso colà ove potevano facilmente ottenere un risultato. I Borbonici tentarono sempre di riparare i danni prodotti dal nemico, ma l’assedio era sempre più stringente e il materiale usato per ristrutturare infinitamente scadente. Il Guarinelli si era così arricchito. Quando infine fummo annessi al Piemonte o, per meglio dire, “colonizzati”, il Guarinelli dichiarò senza pudore che senza di lui non si sarebbe concluso il Risorgimento, usando questi termini: «Sono io ad aver dato una mano decisiva al suo compimento». Ormai ricchissimo si ritirò a vita privata. L’errore dei sovrani borbonici fu di fidarsi, molto spesso, di persone indegne e poco grate alla casa reale, che ricambiarono con il tradimento. Proprio come il Guarinelli.