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Il dramma del Vietnam e quello del tenente J.B.

Il dramma del Vietnam e quello del tenente J.B.

L’Indocina francese era formata dal Vietnam, dal Laos e dalla Cambogia. Il Vietnam era diviso in Tonchino, Annam e Cocincina. Tale paese fece un primo passo verso l’indipendenza dalla Francia attraverso una federazione denominata Fédération Indocinoise, firmata anche dalla Cambogia e dal Laos. Il Tonchino, confinante con la Cina, subì molte sollecitazioni da parte del governo indipendentista del Viet Min che  scatenò una terribile guerriglia contro le truppe francesi. La Cina era estremamente interessata alla cacciata dei Francesi dal territorio Indocinese, per prenderne possesso attirandolo verso una politica diversa, finalizzata all’idealizzazione del sistema cinese in vigore: il Comunismo. Sotto la guida del comunista Ho Chi Minh il movimento di liberazione vietnamita combattè una guerra durissima, conclusasi con la capitolazione francese della guarnigione di Dien Bien Pu nell’aprile del 1954. A questa lotta parteciparono le masse contadine, le quali avevano già ottenuto da Ho Chi Minh la riforma agraria.

 Ho Chi Minh, oltre cha dalla Cina Popolare, era sostenuto dall’Unione Sovietica. Entrambi i paesi avevano interessi convergenti. La Francia, a seguito di ciò, venne costretta a riconoscere, nella Conferenza di Ginevra del 1954, l’indipendenza del Vietnam, del Laos e della Cambogia. La mancata applicazione del trattato ginevrino e dei suoi accordi mise tuttavia in moto una guerra civile sciaguratissima. La Repubblica Popolare di Ho Chi Minh venne riconosciuta a Nord del 17° parallelo con capitale Hanoi, mentre nel Vietnam del Sud, comprendente Cocincina ed Annam, venne eletta capitale Saigon, con un sistema governativo democratico. Fra le due parti del paese si scatenò un conflitto micidiale e sanguinosissimo dal 1959. Ai francesi si sostituirono gli americani a baluardo della democrazia contro il regime dittatoriale comunista. La situazione si protrasse sino al 1975. Nonostante l’immenso aiuto militare americano con armi, uomini e, aviazione con bombardamenti a tappeto, non fu facile contrastare i Vietcong, i quali operavano clandestinamente reclutando dal Sud guerriglieri ed informatori per la propria causa, specialmente tra gli oppositori del filoamericano Diem.

Cominciarono le operazioni di guerriglia, tutto questo in un territorio particolarmente difficile ed atto a sorprese non prevedibili. L giungla e gli acquitrini erano costantemente una minaccia, in una zona sconosciuta agli americani, con un aiuto alquanto limitato dalla gente del Sud, che spesso e volentieri disertavano a favore del Nord. Eventi poco favorevoli non aiutavano i sud vietnamiti. Venne allora inviato dagli Stati Uniti d’Americ1a il generale Westmoreland. Con lui combatterono Australiani, Coreani e Tailandesi, ma nonostante l’impegno non se ne venne a capo. Si chiesero nuovi aiuti a Washington, ma il Pentagono li negò. Il costo della guerra era immenso e lo sforzo immane. Gli Americani nel proprio paese erano divisi su tale operazione. La guerra non apparteneva all’America e troppi figli di questa andavano a morire. Molte erano le famiglie che vi avevano perso figlioli e coloro che erano reduci non erano più gli stessi uomini che erano partiti.

Il Presidente Nixon prese dunque accordi con la Cina e l’URSS che premevano per accelerare i preliminari di pace, che venne siglata il 27 gennaio 1973. I combattimenti continuarono tra i Vietnamiti del Nord e del Sud fino a quando il Sud venne conquistato dal Nord. Le truppe Vietcong occuparono Saigon e la gente del Sud dovette rassegnarsi. Il ritiro degli Americani aveva precluso ogni possibilità di indipendenza. La vecchia capitale del Sud cambiò nome in Ho Chi Minh City in onore del conquistatore.

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Il tenente J.B. ricevette l’ordine di partire per una difficile missione sul finire della guerra nel settembre del 1972. Da buon militare ligio al dovere e forse desideroso di guadagnare prestigio nella carriera che aveva intrapreso, si preparò con i suoi uomini a compiere quanto richiesto. L’accademia militare di West Point, attiva dal marzo 1802 nello stato di New York e da cui proveniva, aveva forgiato il suo stesso padre, divenuto generale ed i suoi fratelli più anziani promossi a gradi più elevati del suo. Il suo compito e quello dei suoi uomini era di liberare un maggiore sud vietnamita e due suoi soldati, tenuti prigionieri dai Vietcong. Risalire verso il Nord non fu impresa da poco. Il rischio era grande. Egli faceva parte delle truppe meglio addestrate del mondo, ma che non riuscivano a giungere alla vittoria. Il pericolo era sempre in agguato. Persino i bambini del luogo erano stati trasformati in combattenti. Era pericoloso camminare a causa delle mine disseminate sul suolo, attraversare paludi come trappole esplosive, con un nemico che si trovava avanti e dietro, sempre pronto a colpire senza essere individuato. Nonostante le difficoltà e gli imprevisti, J.B. riuscì quasi miracolosamente a salvare i prigionieri ed i suoi stessi uomini, non senza avere ingaggiato, dopo essere stato individuato, battaglia con il nemico. Sulla strada del ritorno J.B. e i suoi soldati incapparono in un bombardamento. Un inferno di fuoco sembrava venire giù dal cielo. Due dei suoi morirono, mentre lui stesso venne ferito. Venne posto sulla barella che avevano al seguito insieme alla cassetta del pronto soccorso che l’infermiere aveva con se. Gli vennero prestati i primi soccorsi. In tutta fretta, riuscirono a raggiungere l’elicottero che li attendeva dove stabilito .Le ferite non sembravano particolarmente gravi. Ciò che si rivelò decisamente grave fu lo stato psichico. Ricoverato in un ospedale di Saigon, tutte le cure si rivelarono inutili. In seguito venne rimpatriato negli Stati Uniti ed inviato in una clinica specializzata in disturbi mentali. Ogni tipo di cura fu inutile. Venne consigliato alla famiglia di prenderlo in casa perché si pensava che in ambito famigliare le sue angosce, seguite da tentativi di fuga verso l’esterno, si sarebbero allentate. Subito si comprese che il tenente non avrebbe potuto più vivere in ambienti chiusi. L’orrore delle bombe lo costringeva a correre all’aperto nel momento della crisi, con la speranza di porsi in salvo. La paura verso l’esperienza vissuta lo tormentava a tal punto di scegliere di vivere nel sottopassaggio del Centro Commerciale di L. Square, quasi come un homeless, fornito di un carrello della spesa contenente i suoi modesti averi e del cibo per la sopravvivenza. La famiglia continuò sempre a sostenerlo economicamente con la speranza di un possibile recupero. Lo stesso Stato lo fornì di pensione ed indennità post bellica. Tutti coloro che ancora oggi lo incontrano lo salutano ma lui non risponde al saluto e scappa velocemente. Nella sua mente sono ancora i nordvietnamiti il nemico da cui salvarsi. Il freddo intenso dell’inverno ed il caldo dell’estate lo lasciano indifferente; l’importante è poter fuggire velocemente quando la sua immaginazione gli fa intuire che il nemico e un bombardamento sono vicini. La guerra per J.B. non è finita e probabilmente non finirà mai. Forse se gli Americani avessero sostenuto i Francesi nel momento del bisogno a mantenere le loro posizioni ed avessero investito i 3500 elicotteri successivamente inviti in Vietnam, quella guerra non ci sarebbe stata o sarebbe stata meno sanguinosa ed oggi il paese sarebbe governato democraticamente e maggiormente sviluppato. Il celebre scrittore Steinbeck, inviato come corrispondente di guerra, raccontò alla moglie di un inferno senza fine.