La tragica storia di Ludwig di Baviera e Sofia Carlotta

di Maria Ornella Cristalli
Luigi di Baviera (Ludwig) si fidanzò il 23 gennaio del 1867 con Sofia Carlotta duchessa di Baviera, figlia del duca Massimiliano, ramo cadetto della famiglia reale di Baviera e della principessa Ludovica di Baviera, appartenente al ramo principale. Ne dette la notizia il “Munchner Neueste Nachrichten”, importante giornale bavarese. Il popolo era in tripudio per l’evento, che avrebbe avuto luogo il 15 marzo dello stesso anno e sarebbe stato un’occasione di fasto e grandezza unica. La futura sposa era sorella di Elisabetta d’Austria e cognata dell’imperatore Francesco Giuseppe. Le altre tre sorelle: Maria Sofia aveva sposato l’ex re Francesco II di Napoli, Matilde era coniugata con il Conte di Trani, fratello di Francesco II ed un’altra, la bellissima Elena, era maritata con il principe ereditario di Thumr und Taxis. Le quattro ragazze bavaresi erano tutte bellissime, forse le più belle di tutta Europa. La madre della futura sposa era al settimo cielo. Tra i due traspariva, oltre al reciproco interesse per la musica, un profondo affetto, cosa difficile da trovarsi nelle famiglie reali ove i matrimoni erano sempre combinati per ragioni di stato. La principessa aveva respinto altri interessanti partiti, come il fratello di Francesco Giuseppe, Luigi Vittorio d’Asburgo e il duca di Wuttemberg. La casa di Baviera era cattolica e, dunque, non sempre era facile poter reperire un principe della stessa religione. Il padre di Ludwig era morto. Gli rimaneva la madre Maria di Prussia e un fratello, Otto. Ancora vivente era il nonno Luigi I ,in esilio a Roma con la sua amante Lola Montez e detronizzato per questa sconsiderata relazione. Ludwig inviava piacevolissime lettere ed enormi mazzi di fiore alla futura sposa e dal suo castello di Berg attraversava il lago di Starnberg onde visitarla nella sua abitazione paterna di Possenhofen. Tutto sembrava filare nel migliore di modi. Ma dietro a tutto ciò vi era qualcosa di non prevedibile per Sofia Carlotta, che pensava, giustamente, di diventare al più presto regina di Baviera. La città di Monaco offrì un regalo di nozze di 100.000 fiorini. Il 21 marzo il ministro della real casa Hoenloe-Schilling organizzò uno splendido ricevimento per Ludwig e Sofia Carlotta. La sposa era magnifica nel suo bianco vestito con guarnizioni in azzurro, colori dello stato bavarese. Ludwig era splendido per bellezza fisica e per l’elegante figura. Rivestito della sua uniforme militare svettava tra gli eleganti invitati. La sua espressione, tuttavia, non dimostrava interesse né tantomeno gioia per la festa in suo onore. Era lontano in tutti i sensi. Non si riscontrò in Ludwig alcuna tenerezza verso la principessa, né alcun gesto che attestasse felicità. Con molta fretta si accomiatò dai suoceri e, dopo aver lasciato la sala e i partecipanti sbigottiti, si recò a teatro per assistere all’ultimo atto dell’opera di Schiller Maria Stuarda. Scioccamente i preparativi per le nozze proseguirono fino a quando Ludwig, che ritardava continuamente lo sposalizio, sollecitato dal suocero Max e irritato per ciò a cui non voleva tener fede, scrisse una lettera d’addio alla fidanzata alla quale si rivolgeva chiamandola Elsa, come un personaggio del Lohengrin. Ma cosa vi era dietro questo comportamento di Ludwig? Richard Wagner, il grande musicista dell’epoca, era per lui più che importante, quasi vitale. Il compositore era entrato a far parte della vita del re. La sua figura imperversava ormai da tempo nella vita di Ludwig che, affascinato dalle sue meravigliose composizioni, non pensava ad altro. Le spese in Baviera aumentavano sempre più a causa del denaro che il re erogava a Wagner e alla sua famiglia, nonché alla costruzione sconsiderata di castelli come Neuschwantein, in stile medievale, che ricordava il castello del “Gral”, Linderhof, Granswngtal, Hohenschwangau, Herrenchiensee. L’importante per lui era vivere lontano da Monaco che odiava, dal castello di Nymphenburg e dal castello di Furstenried ove viveva recluso per follia il fratello Otto. Più il tempo passava più Ludwig era preso dalle opere di Wagner: l’Olandese Volante, Lohengrin, Tristano ed Isotta, l’Anello del Nibelungo, l’Oro del Reno, la Walchiria, il Tannhauser, I Maestri Cantori, Il Crepuscolo degli Dei, finché nella sua mente realtà e fantasia si confusero. Il furbo Wagner, convivente con Cosima Litsz, figlia del noto compositore Franz e moglie separata del direttore d’orchestra Von Bulow, direttore dello stesso Wagner, con grande scandalo per l’epoca, oltre alla fama cercava denaro facile. La pensione di 4.000 fiorini assegnatagli dal re divenne presto insufficiente e ne pretese 8.000. I teatri più famosi dell’epoca furono messi a disposizione del compositore, sempre più esigente e tirannico nei confronti del re. Ludwig viveva nel mondo incantato di questa musica travolgente e incantatrice. Le leggende mitologiche musicate con sapiente estro, inscenate con trame meravigliose ed interpretate mirabilmente, lo allontanarono sempre più dalla realtà. L’allontanamento dal prepotente Wagner e l’interruzione dal “rapporto affettuoso” con il musicista nulla cambiò nelle abitudini del re. Il suo regno era dimenticato. La Baviera era in secondo piano, ciò che importava era vivere il suo sogno, un sogno non ben definito. La sua identificazione con Sigfrido, il re dei Nibelunghi, continuava a dominarlo. Il giorno era dimenticato a favore della notte. L’Isola delle Rose, sul lago, vicino al suo castello preferito, era divenuto il fulcro della sua esistenza. Lì, tra il bere, il cibo smodato e gli incontri occasionali omosessuali, Ludwig continuava ad essere prodigo nelle spese e sempre più indifferente verso i compiti regali. Con l’alcolismo ormai evidente, era aumentata la follia, all’inizio solo latente, quasi non percepibile, ereditata dalla famiglia bavarese, ed esattamente da Guglielmo il Giovane, morto nel 1535. Da Guglielmo in poi si verificarono, infatti, casi di modesta schizofrenia nei tre secoli successivi, fino a riemergere in maniera eclatante in Ludwig e in suo fratello Otto. Tale tara era incrementata anche dalla presenza di malattie mentali nella famiglia prussiana della madre. Ritenuto pericoloso per il suo paese, il re fu messo da parte e non ebbe più alcun ruolo nel governo della Baviera, che venne invece affidato al reggente principe Liutpoldo, suo zio, mentre lui veniva tenuto sotto stretto controllo da uno psichiatra, il orof. Gudden, quasi prigioniero in uno dei suoi castelli. Nulla era rimasto del bellissimo uomo, molto somigliante nel volto ad Elisabetta d’Austria, sua cugina. Ingrassato enormemente e con spalle curve e cadenti, gli occhi dall’espressione folle in un viso devastato dalla malattia, appariva molto più anziano della sua età, disperato e solo nella sua immane tragedia. La fine si stava avvicinando. Gli rimanevano la solitudine e la prigionia a tempo indefinito. Lo trovarono annegato nel lago insieme al suo psichiatra che lo stava accompagnando in una passeggiata dopo colazione per sorvegliarlo. Sofia Carlotta ne venne a conoscenza e ne rimase sconvolta, anche se la sua vita aveva preso una direzione diversa, ma alla fine non diversamente drammatica. Qualche tempo dopo la rottura con il re, Carlotta aveva sposato il duca Ferdinando d’Alençon ma il matrimonio, partito bene, piano piano presentò numerosi problemi a causa di lunghi periodi di depressione della sposa, nonostante la vita brillante e una situazione economica tra le più rassicuranti. Questa non era una novità nella sua famiglia e infatti ne soffrivano spesso anche le sue sorelle, Elena, Elisabetta e Matilde. La più equilibrata era Maria Sofia, nonostante la perdita del suo regno e l’esilio. La maternità non cambiò la sua situazione psicologica. L’Inghilterra, l’Italia (ove soggiornò a lungo), la Spagna e la sua stessa patria, non migliorarono la sua instabilità emotiva. Nel 1874, dopo due anni di repubblica, la Spagna decise di tornare alla monarchia. In tale circostanza fu offerta al duca d’Alençon la corona spagnola, previa rinunzia alla cittadinanza francese, ma Ferdinando non vi volle rinunciare. Si sperava all’epoca, dopo la caduta di Luigi Napoleone III, che i Borbone, grazie all’assemblea nazionale, in parte monarchica, potessero nuovamente salire al trono. Sciaguratamente l’erede al trono, Henri du Chambord, rifiutò tale possibilità non volendo accettare il tricolore né la Costituzione. Il suo modello di regnante era Luigi XIV e il suo assolutismo, senza valutare che i tempi erano decisamente cambiati e che il passato regime non era più accettabile. In seguito, essendogli stati confiscati tutti i beni in Francia, i d’Alençon si ritirarono a vivere a Innsbruck, nel castello di Meutelberg. La routine sembrava normale, quando un’assurda storia d’amore si frappose fra Fernando e Sofia Carlotta. La duchessa, forse annoiata da una vita non più sufficientemente ricca di distrazioni, s’innamorò perdutamente di un uomo sposato, il dott. Glaser. La storia divenne subito di dominio pubblico, con grande scandalo per un’epoca in cui tali eventi non erano concepibili. I due innamorati vennero divisi. Sofia Carlotta cadde di nuovo in depressione e l’addolorato consorte la fece ricoverare in una clinica per malattie nervose. Fortunatamente si riprese e poté tornare in famiglia, perdonata dal generoso e affettuoso marito. La sua malattia fu giustificata con un danno legato ad un problema di salute dell’infanzia: la scarlattina. Le sue stranezze l’accompagnarono fino alla morte, crudele ed impensabile. Diversi anni dopo, animata da una fede mai provata prima in forma maniacale, divenne suora laica, prendendo il nome di suor Maria Maddalena, pur continuando a vivere in famiglia così come l’ordine prevedeva, rinunciando a tutti i beni che la sua posizione le offriva e prendendosi cura di donne e bambini in difficoltà. Era un modo per salvarsi da un passato non proprio limpido? O una esigenza di espiazione verso una vita vissuta nello scontento più totale, nonostante una nascita e un matrimonio prestigioso? Ad ogni modo la vita non le perdonò nulla. Durante una fiera di beneficienza, da lei organizzata in collaborazione con le suore domenicane per aiutare donne in difficoltà in Rue Jean Goujou, si verificò un grosso incendio. Le bancarelle con pizzi e merletti posti in vendita (il cui ricavato sarebbe andato ai bisognosi) prese fuoco. Sofia Carlotta cercò di salvare le ragazze che servivano al banco con lei, senza pensare a se stessa. Quando lo fece era ormai troppo tardi: la morte l’aveva presa tra le sue braccia. I suoi resti, o quelli che si pensò fossero suoi, vennero sepolti nel castello di Dreux. Il dentista sembrò riconoscerla attraverso la dentatura. Quale importanza avrebbe avuto questa o quella salma dal momento che la duchessa era già morta dentro da parecchio tempo e i suoi sogni di ragazza con lei? I suoi resti, composti in una tomba, avrebbero portato conforto al marito e ai figli.