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Uccisione del capobanda Giovanni Colaiuda - 13 maggio 1867

Uccisione del capobanda Giovanni Colaiuda - 13 maggio 1867

Il contadino Giovanni Colaiuda di Barano di Tornimparte in provincia dell’Aquila era un soldato borbonico sbandato che aveva partecipato alla difesa di Capua, ritornato in paese aveva avuto una parte attiva nella reazione e nel successivo brigantaggio. Con esponenti di Tornimparte, Lucoli e del Cicolano, nell’inverno 1862/63 organizzò in Roma una banda di una quarantina di componenti avvalendosi anche del supporto di Bernardo Stramenga. Il 3 maggio 1863 entrò nelle montagne del Cicolano e dell’Aquilano, la spietatezza della repressione e la mostruosità della legge Pica, tra incarcerazioni e uccisioni, portarono la banda ad un forte ridimensionamentotanto che al 1867 si contavano non più di una decina di componenti.

Ildesiderio di resa del capobanda Giovanni Colaiuda si stava facendo sempre più concreto, cercava tuttavia un valido interlocutore; alla fine ritenne che il prete di Civita Tomassa don Giuseppe Ciancarella potesse essere la persona giusta, ma è proprio nella casa di questi che Giovanni venne ucciso dal Pretore di Sassa il 13 maggio 1867. La relazione stilata dal maresciallo dei Carabinieri comandante della stazione di Sassa Federico Baldacci alle ore tredici subito dopo i tragici fatti, viene qui riportata integralmente: “Noi sottoscrittiBaldacci Federico 1° maresciallo a piedi comandante la contro notata stazione, dichiariamo che nel giorno suddetto alle ore 10 antimeridiane il sig. Pretore del mandamento mi chiamava  a se  e mi manifestava , che da persona di sua fiducia  era informato, trovarsi nella casa del prete Giuseppe Ciancarelladi Civita Tomassa, il famigerato capo  brigante Giovanni Colaiuda di Tornimparte, e mi premurava di raccogliere più forza che si potesse per andare ad assaltare la casa designata, siccome i miei dipendenti  erano fuori per ragione di servizio e non poteva disporre altro  che del carabinere Spiller Luciano proposi al sig. Pretore che si poteva invitare il distaccamento della Madonna della Strada  per aiutare  nell’impresa, e poiché di  affare gelosissimo si trattava io stesso  mi offrì condurmi a dare l’avviso, e per strada  recondita e riservata mi recai alla Madonna della Strada e ben presto fui ritornato in Sassa  col distaccamento  composto  dei seguenti individui: Bolini Paolo sergente, Lippuni Andrea caporale, ed i soldati Pendola Giovanni, Massetti  Domenico, Rappetti Paolo, Pezza Pietro, Vaudano Antonio, Dichiara Giuseppe, tutti  appartenenti  al 44° Reggimento 2° battaglione 8° compagnia, nonchè i carabinieri  Cappelli Francesco  e Silvestri Vincenzo della stazione  di Rocca Di Corno, quantunque la distanza a percorrere per andata e ritorno era di ben 18 chilometri ritornato colla forza ne fu avvertito il Pretore e subito  movemmo  per Civita Tomassa in numero di 16, prima di giungere al villaggio si dispose la forza in due drappelli prendendo direzioni diverse e tutti e due i drappelli  si trovarono contemporaneamente sul posto, disposto la forza per evitare ogni uscita al brigante, il Pretore seguito da me e dal milite della Guardia Nazionale Amadio Musani , entrammo nella casa del Ciancarella e procedendo sempre il Pretore, questo si trovò  per primo col brigante e trovatolo appoggiato al muro gli intimò la resa in nome della legge, il brigante invece di arrendersi si tolse lo stile  e cercò di ferire il Pretore il quale gli scaricò un primo colpo nelle gambe per renderlo impotente a reagire, intanto entrai  io e senza accorgermi  che il brigante era armato di stile l’afferrai per il collo non potendo per l’angustia  del luogo fare uso del revolver e della carabina, il brigante mi vibrò allora un colpo di stile ed avvedutosi il Pretore lo stornò in modo che io rimasi lievemente ferito nel fianco sinistro ed il Pretore esce nella stanza vicina ed io mi trovai sempre appicciato dalla parte di dietro col brigante sulla piccola porta e scorgendo il milite Musani lo pregai non potendo io più volte a volere fare fuoco contro il brigante, ma il Musani per non offendere me in quel momento non fece fuoco ed il brigante sfugge  dalle mie mani e cerca d’inseguire il Pretore per aprirsi una strada alla porta d’ingresso, il milite Musani  nel vedere il brigante svincolato  gli tira un colpo e lo ferisce alla regione renale sinistra, ma con poca offesa perché piccola era la monizione, il brigante allora si rivolta al milite e lo ferisce a morte ed in questo istante il Pretore scaricò il secondo  colpo lo colpisce alla spalla sinistra, ma mortalmente, però il brigante non cade, e tenta di raggiungere il Pretore, il quale avuto il prete tra i piedi se ne fa scudo e lo pone al brigante con lo manco braccio  accecato dall’ira non riconoscendo più il prete dà ancora colpi di stile e questi camminando si raccomandava  a non più ferirlo. Il pretore col calcio del fucile  da in capo  al brigante ed io con un grosso palo  che mi venne alle mani salvo altra  vittima nella persona dell’usciere Perrone il quale in tutta corsa entrando  nel luogo della mischia  non si era accorto del brigante che era per ferirlo, ma io lo avverto  col grido “voltati Perrone”, nel frattempo allestisco un forte colpo lo colpisco sotto la mammella  destra lo atterro  e finalmente muore e contemporaneamente spira il milite della Guardia Nazionale Musani senza che avesse profferito parola e quando io gli diedi l’ultimo colpo entrò nella casa  il vice cancelliere Giulio Fiori  ed appresso l’altra  Guardia Nazionale  Ovidio Persichetti: il Pretore ordinò l’arresto del prete Ciancarella  e della  serva Custodia Madama, che furono tradotti all’Aquila a disposizione dell’onorevole Procuratore del Re e che si eseguisse una perquisizione severa nell’abitazione del prete e della serva. Fatto e chiuso a Civita Tomassa, nell’anno, mese e giorno ed ora di cui sopra ci siamo sottoscritti.” Sotto le sedici firme.

Tutti questi spostamenti di uomini furono notati dai compagni di Giovanni Colaiuda che in qualche modo controllavano la zona, la tradizione orale racconta che venne suonato il corno da Zeppetella e compagni da quel punto dove sono i resti del castello di Rocca S. Stefano che tuttavia non fu sentito dal Capo brigante.

 Si riporta, inoltre, uno stralcio dal  verbale del drammatico 5episodio, redatto dal Procuratore del Re e trasmesso al Prefetto dell’Aquila il 14/5/1867:“….Dalla ispezione della località l’ufficio procurante ha potuto convincersi delle gravi difficoltà che necessariamente dovettero incontrarsi delli detti Pretore e Maresciallo e dell’infelice Musani nella lotta sostenuta e delle cose sin qui  dette è ovvio quanto coraggio e sanguefreddo abbiano essi mostrato, ed è vero miracolo se il Pretore  ed il Maresciallo hanno scampato la vita, poiché oltre dello stile il brigante era  pure armato di revolver e di fucile a due canne, di cui però non poté far uso in grazia anche della prontezza colla quale fu assalito. Tanto coraggio ed abnegazione meritano certamente una condegna  ricompensa ed è perciò che il sottoscritto unitamente al giudice istruttore si permette rivolgere viva preghiera alla S.V .Illa perché voglia proporre al Governo del Re un distintivo d’onore al pretore sig. Enrico  Simonetti, ed al Maresciallo d’alloggio sig. Federico Baldacci, nonché di far destinare il premio (2500 £) stabilito per la presa del capo brigante Giovanni Colaiuda alla vedova  e figli  del compianto Amadio Musani, poiché tanto il Pretore che il Maresciallo che vi avrebbero  diritto come pure tutti gli altri che  presero parte all’operazione avrebbero dichiarato di rinunciarvi a favore della famiglia dello stesso Musani il quale ha reso altri servizi e tanto era lo sdegno dei briganti contro di lui che avevano messo una taglia sul suo capo, e poiché la di lui famiglia versa nella miseria sarebbe indispensabile che le venisse subito  dato un sussidio. Il Procuratore del Re”

Le cose invece andarono ben diversamente nella seduta della Commissione del 9 giugno 1867, all’usciere della Pretura che affermava nella richiesta del premiodi “aver camminato sull’orlo della tomba” furono deliberate £ 300, mentre al Vice Pretore Giulio Fiori £ 200, e alla Guardia Nazionale Ovidio Persichetti sempre £ 200, nonostante il Prefetto avesse segnalato alla Commissione della sua appartenenza ad una delle famiglie più facoltose della borghesia aquilana,le restanti 1800 £ alla vedova con le due sue figlie.  Davvero emblematica questa tragica conclusione della vita del contadino ribelle Colaiuda, per non parlare del ridicolo coinvolgimento nell’operazione dell’usciere di Pretura e della sproporzione delle forze in campo, per annientare un ribelle che voleva arrendersi nonchédella borghesia locale sempre rapace e pronta ad approfittare della situazione come già era accaduto con le usurpazioni demaniali durante il decennio francese.