Il Brigante Chiavone (seconda parte)
Il carattere del brigante però non convinceva del tutto il comitato, il quale gli inviò per un aiuto organizzativo il maggiore De Christen, anche se l’Alonzi aveva già un suo stato maggiore. Al suo arrivo De Christen trovò 200 uomini bene armati e già sul confine ne aveva trovati 400. L’obiettivo era sempre Sora, centro più che favorevole ai Borbone. L’Alonzi godeva dell’appoggio del vescovo Montieri, il quale aveva organizzato una rete di aiuti logistici: abbazie, chiese. conventi, lieti di aiutare e sostenere la causa di Francesco II°. Questi luoghi accoglievano e curavano i feriti, in special modo si trattava dei conventi di Veroli, Casamari e Trisulti e coloro che vi giungevano dovevano prestare giuramento di fedeltà al re Borbone e a Chiavone. Inutile dire che riprendere, ancora una volta, Sora era il più grande desiderio di De Christen e del brigante. La città doveva tornare definitivamente a Francesco. Informato di ciò, il comandante nemico Maurizio Gerbaix de Sonnaz fece rinforzare Sora con l’invio di nuove truppe. Il generale piemontese ignorò la frontiera nella speranza di stravincere. Il nemico contava 4000 uomini che giunsero inferociti a Casamari. Non riuscendo a sfogare i loro istinti verso Chiavone e De Christen che avevano riparato altrove, devastarono tutto quello che trovarono nel luogo sacro, le immagini e gli arredi, facendo entrare i loro cavalli che calpestarono le ostie sacre, rubando il più possibile e rivendendo in seguito il bottino ricavato. Venne dato fuoco al tempio e con esso l’indispensabile farmacia. Toccò ai monaci spegnere tale disastroso incendio nel tempio fondato da San Bernardo. Lo stesso De Sonnaz comprese di aver ecceduto e fece requisire parte del maltolto per distribuirlo nelle chiese della zona, ma il danno era incommensurabile. Il 26 gennaio fece affiggere dei manifesti nei quali dichiarava di voler concedere l’amnistia a tutti i briganti, con l’eccezione di Chiavone e di suo fratello Valentino, purchè si deponessero le armi e si giurasse fedeltà a Vittorio Emanuele. Chiavone non accettò e con lui i suoi uomini ed insieme a De Christen si trincerò a Bauco, l’odierna Boville Ernica.
Nella primavera del 1861 il brigante venne nominato tenente generale comandante delle reali Armi in Terra di Lavoro. Egli odiava sentitamente Vittorio Emanuele di cui fece distruggere il busto. Al contrario proteggeva quello di Garibaldi, nel quale probabilmente si identificava. Venendo a Bauco, qui si svolse l’unica vera battaglia contro i Piemontesi. Prima vi erano stati scontri repentini ed agguati nei quali l’esercito sabaudo ne usciva a malpartito, non conoscendo queste tecniche di combattimento. Bauco si trovava sulla linea di demarcazione che fino al 1870 aveva separato il regno borbonico prima, il regno italiano poi, e lo Stato Pontificio. In caso di necessità le bande dei briganti si spostavano facilmente tra i due stati lasciando gli inseguitori impossibilitati a raggiungerli a causa della frontiera. Per tre volte De Sonnaz tentò la presa di Bauco e per tre volte venne respinto. Nel lasciare il territorio nel quale non avrebbe mai dovuto avventurarsi, inviperito per la sconfitta, giurò che non avrebbe mai valicato il confine. La resistenza fu eroica ma anche ben condotta da Chiavone e dal legittimista.
(fine seconda parte)